Incolpare gli altri si traduce spesso con frasi tipiche come “Non è colpa mia”, “Io non c’entro nulla”.

Ti suonano familiari? In effetti incolpare gli altri è proprio un’abitudine diffusa.

Nelle storie di vita personali è pieno di aneddoti che raccontano di chi incolpa gli altri per tutto ciò che gli/le succede.

Incolpare gli altri, che siano terroristi, politici, la vita ingiusta, un famigliare, il destino e mille altre cose è il modo per scaricare le tue responsabilità, trovi un pretesto per non affrontare i problemi.

Ti senti vittima, ti giustifichi (“ti metti una pezza”) e questo ti da il permesso di lamentarti, non far nulla se non aspettare che qualcosa magicamente cambi.

Ora, è possibile che ciò che succeda sia responsabilità di altri, ma anziché puntare il dito all’esterno è più utile e funzionale chiederti:

1.” Cosa posso fare io per migliorare la situazione?”

2. “Cosa per evitare un ostacolo?”

3. “Cosa posso fare io per creare qualcosa di concreto che porti ad un risultato?”

Ritengo di grande insegnamento la frase del celebre scrittore Thomas Harris ( autore del romanzo “Il silenzio degli Innocenti”):

“Dare la colpa dei tuoi errori alla tua natura, non cambia la natura dei tuoi errori”.

Incolpare gli altri per qualcuno è tutto.

Puntare il dito è un’abitudine.

La mia domanda è “Dopo la colpa che resta’”, ” La colpa risolve qualcosa?”

Quando  cadi spesso nella trappola dell’ incolpare gli altri fermati e ricorda queste tre cose:

  1. Concentrati sui tuoi obiettivi, su trovare una soluzione concreta per cambiare ciò che non funziona. Per migliorare le cose.
  2. Respira, respira ancora, e ancora… lascia andare il bisogno impellente di trovare un responsabile. Resta nell’incertezza del non sapere fino a quando hai una visione chiara e lucida su quanto è successo.
  3. Riconosci la tua parte di responsabilità, senza vergogna. Siamo esseri umani, si sbaglia, si commette errori, a volte senza nemmeno accorgercene. È da li che cresci, che evolvi e migliori. Se sei disposto a voler imparare, ad accettare la tua parte di responsabilità.

 

 

Ricorda: “Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nel avere nuovi occhi.” 

(M.Proust)

In questo articolo ci sono davvero molti spunti sui quali scrivere: restare nell’incertezza , avere una visione chiara e lucida, accettare la propria responsabilità.

Ti prometto che a breve lo farò, scriverò nuovi contenuti ad hoc su questi argomenti.

Nel frattempo, se incolpare gli altri è un qualcosa che poco o tanto ti riguarda, rileggi i tre punti e parti da lì.

Prova, diventa più consapevole di ciò che sei, di cosa ti riguarda, di cosa fa parte di te (anche se non ti piace). Tu sei anche quello, per fortuna sei anche quello. È parte della tua storia, del tuo vissuto.

Quella parte chiede solo di essere vista, guardata e accolta.

Ricorda: la chiave per la tua felicità è saper stare nella tua luce e nella tua ombra.

Tu sei entrambe, ti servono entrambe.

Se vuoi parlare di ciò che ti succede, se spesso sei in difficoltà perché puntare il dito è automatico complicando ciò che più ti sta a cuore contattami senza impegno http://www.giovannadanesi.it/contatti/ avrai una sessione gratuita della durata di 30 minuti dove potremo parlare anche di questo.

Il tuo meglio, sempre.